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Marin Pine Mountain – Test – Archivio MBW

Marin Pine Mountain – Archivio Mountain Bike World 01-02/2017

Dal numero di Mountain Bike World di gennaio-febbraio 2012 – uno degli ultimi prima della chiusura definitva 🙁 – andiamo a ripescare il test della Marin Pine Mountain, una delle mountain bike più divertenti che ci sia mai capitato di guidare, grazia la telaio in acciaio “full rigid” senza sospensioni e alle ruote 27,5 Plus. Qui trovate tutti i test che abbiamo pubblicato dall’archivio MBW.

Test: Francesco Maggiorelli
Foto: @MarianoSpinelli

Marin Bikes è nata nel 1986 e prende il nome dalla Contea di Marin a Nord di San Francisco, oltre il Golden Gate; è sostanzialmente la terra dove la mountain bike è nata e dove si trova il Monte Tamalpais. Marin quindi ha appena festeggiato 30 anni e proprio nella stagione appena passata aveva introdotto in gamma per il catalogo 2016 la Pine Mountain, con una colorazione pressoché identica a quella del modello originale, grigio e arancione; Il nome Pine Mountain non è nuovo nella famiglia di biciclette Marin, ed è stato scelto perché questa bici rappresenta in parte un ritorno alle origini del mountain biking con un modello completamente rigido, cioè privo di sospensioni, ma che sfrutta tutto il più recente know-how in fatto di geometria e soprattutto che è dotato delle gomme plus, la novità principale della stagione appena finita e ancora di questa appena iniziata.

Il telaio è in acciaio, la geometria è comunque studiata per l’utilizzo di un’eventuale forcella ammortizzata ed è caratterizzata da quote piuttosto moderne, e insieme ad esempio ad un bel cockpit corto e largo, permette una maneggevolezza altrimenti sconosciuta ad una bici senza ammortizzatori o che, per meglio dire, deve la sua capacità di assorbire le asperità del terreno solo alle gomme e agli arti del biker. La bici è anche una sorta di adventure bike dato che è dotata di moltissimi fori filettati su telaio e forcella per il montaggio di parafanghi e borse e addirittura di tre serie di fori per il protaborraccia. La gamma originaria della Pine Mountain sarebbe composta da tre modelli; uno è quello che vedete in queste pagine, completamente rigido e l’unico importato nel nostro Paese, poi ci sono la Pine Montain 1 e la Pine Mountain 2 con forcella ammortizzata e in particolare la seconda dotata anche di tubazioni in acciaio Columbus Thron, più pregiate di quelle delle altre due versioni.

Il telaio

Il telaio della Pine Mountain è in acciaio 4130 al Cromo-Molibdeno, una lega utilizzata fin dagli albori della mountain bike, anzi fin dagli albori del ciclismo in genere, quando l’acciaio era il materiale più facile da lavorare, più economico e che permetteva di realizzare delle strutture abbastanza leggere e con ottime caratteristiche di assorbimento delle sollecitazioni, soprattutto in relazione alla robustezza. Si parla chiaramente di una struttura a doppio triangolo con tubazioni di diametro abbastanza ridotto rispetto a ciò che siamo abituati a vedere oggi; addirittura su top e  down tube ci sono dei fazzoletti di rinforzo, soluzioni praticamente ormai scomparsa anche dai telai in alluminio grazie all’idroformatura che consente un controllo degli spessori e delle sezioni fin nei minimi dettagli.

La forcella unicrown in acciaio pesa la bellezza di 1730 grammi e presenta gli occhielli filettati per l’eventuale utilizzo di portapacchi per le borse

Qui le tubazioni in acciaio 4130 sono dunque molto semplici, di diametro ridotto e a sezione tonda; solo i foderi orizzontali sono a sezione leggermente allungata sull’asse verticale come accade in praticamente qualunque bicicletta realizzata in qualunque materiale, per conciliare le necessità di spazio e di assorbimento delle sollecitazioni. I forcellini sono ricavati da lastra e non presentano purtroppo il supporto per il cambio sostituibile, anche se in effetti i moderni cambi sono a profilo decisamente più compatto rispetto a molti anni fa e i rischi di rottura sono ridotti.

Acciaio al cromomolibdeno, il classicissimo “4130” usato fin dagli albori del mountain biking. La scatola movimento è la tradizionale BSA per calotte esterne, la larghezza è di 73 millimetri

Il carro posteriore presenta una spaziatura di 135 mm, che sarebbe in realtà una soluzione adottata sul modello 2016 della bici; a noi in effetti è arrivata una sorta di modello di pre-serie del 2017, con componentistica e geometria già aggiornate, ma con ancora la spaziatura del modello 2016. La nuova Pine Mountain adotta in realtà un carro con spaziatura di 141×9 mm, una sorta di Boost QR; in pratica il mozzo ha la stessa distanza delle flange e la stessa linea catena dei moderni Boost 148×12 mm, ma è un mozzo con asse a sgancio rapido, definito appunto Boost QR 141×9 mm. Il tubo di sterzo è progettato per una forcella con cannotto di sterzo conico, ma esternamente è a diametro costante; la forcella, sempre in acciaio è particolarmente lunga per venire incontro ad un’eventuale sostituzione con una forcella ammortizzata senza stravolgere la geometria dell’avantreno.

Il tubo di sterzo è cilindrico, non conico, con i rinforzi in alto e in basso per le sedi dei ruotismi differenziati 1,5″ e 1″ e 1/8. Da notare i fazzoletti nelle parti inferiori di top e down tube, come negli anni ’90

Un archetto di rinforzo appena sopra la gomma ne rinforza la struttura e una serie di fori filettati permette il montaggio degli accessori se si vuole utilizzare la bici per viaggi e avventure. Anche la forcella ha delle punte aperte per utilizzare un quick release e adotta comunque una spaziatura da 110 mm, tipica dei mozzi Boost, ma senza l’asse passante. In cima al tubo sella, del diametro interno per cannotti reggisella da 27,2 mm, c’è un morsetto con due bussolotti saldati e una vite, soluzione che rende un po’ poco pratico l’abbassamento e il successivo riposizionamento dell’altezza della sella; non pretendevamo il montaggio di serie di un cannotto telescopico (è raro, ma se ne trovano anche per questo diametro) con un simile allestimento e la necessità di contenere i costi, ma almeno una soluzione con quick release avrebbe reso tutto più semplice; del resto abbassare la sella è qualcosa di fondamentale nella guida tecnica e, credeteci, anche con una rigida in acciaio come questa di passaggi tecnici se ne possono affrontare non pochi.

La Pine Mountain di serie ha la battuta posteriore atipica, 141 millimetri: si tratta di un Boost “economico” con il quick release, le flange hanno la stessa distanza maggiorata del Boost tradizionale da 148 millimetri

La componentistica

Il montaggio scelto per la Pine Mountain full rigid è composto da una trasmissione 1×10 con comando e cambio Sram GX, una guarnitura marchiata Marin con corona narrow-wide da 32 denti e un pacco pignoni SunRace da 11 a 42 denti. I freni sono gli Shimano M445 con disco anteriore da 180 mm e posteriore da 160 mm, le ruote sono montate con cerci da 40 mm di canale interno e guarnite da gomme Schwalbe Nobby Nic 27,5”x3,0” con pesi perfettamente in linea con molte altre ruote plus, anche di modelli ben più costosi. Il resto della componentistica è praticamente tutto marchiato Marin così da portare il prezzo complessivo della bici a 899,00 €; dato il divertimento e la soddisfazione che può generare in noi questa bici, un prezzo veramente eccezionale.

La prova

Stavolta non ci sono sospensioni da regolare, ma abbiamo ovviamente prestato particolare attenzione alla pressione delle gomme, sia perché è sempre più importante azzeccarla con le gomme plus, come abbiamo imparato in questo primo anno di test di bici con le gommone, sia perché in questo caso sono l’unica parte della bici in grado di deformarsi per mantenere il contatto con il terreno, aiutate certamente dalle nostre braccia e gambe, ma non essendoci l’aiuto delle sospensioni per questo scopo. Noi abbiamo utilizzato pressioni comprese fra circa 0,7 e 0,85 bar per differenti biker con pesi compresi fra 65 e 80 kg, dunque pressioni mediamente piuttosto basse, ma che si sono rivelate ideali per ottenere il massimo delle prestazioni di grip e capacità di assorbire le asperità medio-piccole. L’assetto in sella ricorda moltissimo quello che troviamo sulle più moderne hardtail da trailbiking e ci mette immediatamente a nostro agio; la bici scorre abbastanza bene sulle superfici lisce o non troppo accidentate e non risulta mai goffa nel prendere velocità e nel mantenerla.

Non è leggerissima (circa 14 kg il peso rilevato senza pedali) nel complesso e le ruote plus sono come sempre anche queste non proprio un peso piuma, ma la soluzione del telaio e della forcella rigidi in acciaio permettono di scaricare a terra ogni minima spinta che imprimiamo sui pedali, andando a mitigare alquanto la sensazione dell’eccessivo peso da portarci appresso e aumentano allo stesso tempo l’efficienza della nostra pedalata. Per dirla in poche parole, la Pine Mountain è tutto sommato poco faticosa da pedalare in salita. Fra l’altro la precisione di guida che si ottiene con un telaio e una forcella rigidi è tale da rendere la bici estremamente reattiva ai nostri comandi e fedele nel seguire la traiettoria impostata. Le gomme sono in grado di assorbire la totalità delle piccole asperità del terreno e la maggior parte di quelle di media grandezza; in un certo senso, pur senza la finezza tecnica di uno smorzamento idraulico come su una sospensione, simulano la presenza di sospensioni di corsa ridotta e permettono di rotolare con discreta efficienza in fuoristrada, richiedendo solo qualche sforzo in più da parte del biker con movimenti appena trialistici come qualche colpo di reni solo se vogliamo provare a salire su gradini più grandi, con grande soddisfazione se poi abbiamo successo in queste manovre.

La guida a maggiore velocità è molto gratificante e la Pine Mountain, grazie ad una moderna geometria e ad un cockpit con attacco da 60 mm e curva da 780 mm, permette un controllo perfetto delle traiettorie; la bici può e deve essere inclinata molto nelle curve per sfruttare l’infinito grip delle Nobby Nic plus da 3,0”; in base alla difficoltà di quello che ci troviamo davanti è possibile adottare una guida simile a quella di una full in cui passiamo sopra a tutto quello che vediamo senza preoccuparci troppo della traiettoria se il terreno lo consente o, se le cose si fanno più complicate, riducendo la velocità e scegliendo con più cura i passaggi se siamo consapevoli che le gomme e le nostre braccia/gambe non possono assorbire gli impatti. Ovviamente la mancanza di sospensioni ci farà essere più stanchi a fine giro e certi impatti più importanti, se assorbiti solo con i nostri arti, non possono essere affrontati a velocità eccessiva, pena una perdita di controllo a causa di qualche rimbalzo di troppo. La tecnica di guida è sostanzialmente molto importante per affrontare al meglio i passaggi più difficili e per cercare comunque di tenere a bada la bicicletta lì dove normalmente ci aiuterebbero le sospensioni. Ciò di cui siamo sicuri è che comunque la Marin Pine Mountain rigida sarà molto più performante di quello che sulla carta ci si potrebbe aspettare da una bici in acciaio priva di sospensioni; un simile mezzo oggi con la geometria più moderna e le gomme plus è incredibilmente capace e in grado di affrontare terreni di ogni tipo e di portare a termine escursioni in compagnia di full suspended (magari andando un po’ più piano per forza di cose) senza troppi problemi.

. DATI GENERALI

  • Produttore e distributore: Marin (USA), marinbikes.com, Beltrami T.S.A. 0522 300523
  • Prezzo indicativo: 899,00 €
  • Misure disponibili: S, M, L, XL, XXL
  • Colori: grigio argento/arancione fluo
  • Peso bici completa: 13980 grammi (senza pedali)
  • Peso ruota anteriore: 2501 grammi
  • Peso ruota posteriore: 3118 grammi
  • Tubazioni: acciaio CrMo Double Butted, Boost 141×9 mm
  • Forcella: acciaio CrMo, Suspension Corrected, Boost 110×9 mm

. TRASMISSIONE

  • Comando cambio: Sram GX
  • Cambio posteriore: Sram GX
  • Guarnitura: Marin Forged Alloy, 32 denti, pedivelle 175 mm
  • Movimento centrale: External Sealed Cartridge Bearings
  • Catena: KMC X10
  • Pacco pignoni: SunRace 10v, 11-42

. RUOTE

  • Cerchi: Marin Aluminum Double Wall, cerchio con canale da 40 mm, 32 fori
  • Raggi: acciaio
  • Mozzi: Joytech, anteriore 9×110 mm, posteriore 9×141 mm
  • Coperture: Schwalbe Nobby Nic, 27,5”x3,0” ant. e post.

. ALTRI COMPONENTI

  • Freni: idraulici a disco Shimano BR-M445, rotori 180/160 mm
  • Reggisella: Marin Alloy Light
  • Sella: Marin MTB
  • Attacco manubrio: Marin 3D Forged Alloy, 60 mm
  • Curva manubrio: Marin Mini-Riser, 780 mm
  • Serie sterzo: FSA Orbit conica
  • Pedali: –
  • Note: doppio attacco portaborraccia, garanzia a norma di legge.

. LE MISURE (in mm, taglia M),  Stack 610, Reach 430

tubo verticale reale 445 c/f, virtuale 590 c/c; tubo  superiore reale 580 c/c, virtuale 600 c/c; angolo sella 73°; angolo sterzo 68°; passo 1110; carro 435; standover 820; altezza movimento centrale 310